Lettera alla Comunità futura di Genova Città


Riflessioni sul futuri… (ma anche sul passato e sul presente)

Che dire?

Come sempre, quando si tratta di riflettere sulla realtà in generale e sulla comunità nello specifico, ciascuno di noi sa trovare parole di conforto, di solidarietà, di speranza, in definitiva, di verità.

E non è poco, perché “non siamo più gli stessi di 20 anni fa”, qualche volta avremmo la tentazione di “essere stanchi” e anche se “le nostre fragilità possono essere diverse e non solo fisiche”, abbiamo comunque capito che “fragilità non vuole dire debolezza, ma significa capire che si ha bisogno degli altri”; “che non ci siamo fatti prendere dall’ansia di prestazione” e che ”ogni mattina, alzandoci, ci siamo affidati al Signore”.

Desiderosi di “saper sognare alla nostra età”; pensando che “sarebbe bello invecchiare insieme”; consapevoli di dover “far fronte ad un vero cambiamento”, abbiamo oggi capito l’importanza di “lasciarci andare” con gioia e di “lasciar andare” l’inutile e l’illusorio; “mantenendo la curiosità e la voglia di approfondire e di servire”; “di pensare liberamente”; “di ascoltare chi ha veramente qualcosa da dire”; “di confrontarsi con gli altri, cattolici e non”; “di conservare l’importanza e l’urgenza di poterci vedere, parlare, toccare, condividere”.

Tutto bellissimo.

Allora diventa veramente importante “un’analisi su dove siamo e su dove vogliamo andare”.

Per fare ciò, occorre “fare silenzio”.

Un po’ di silenzio in noi stessi per riflettere, per ruminare le tante bellissime dichiarazioni di intenti, per renderle concrete, fattibili, realizzabili, affinché “le nostre aspirazioni abbiano veramente un significato”.

Consapevoli del fatto che “ciascuno è importante e possiede valori”, abbiamo altresì chiari i principi irrinunciabili a cui essere scout ci ha plasmati e abituati e che sono, per ciascuno di noi, i valori a cui si informa la nostra vita, non solo quella associativa, ma quella di tutti i giorni, quella personale che ciascuno di noi vive nelle sue differenti realtà di parentela, di vicinato, di lavoro, di amicizia, di servizio, di fede.

Ci è chiaro che sempre più vorremmo “diventare strumento di pace, essere l’esempio di stimolo per i giovani” fuori dalla prosopopea del binomio vecchiaia-saggezza; “accogliere la sfida di essere credibili e testimoni sul territorio, cercando di guardare fuori dalla sacrestia”; “sviluppare saggezza, tolleranza e senso della relatività”; “aprirci ad essere uomini e donne di confine, pronti, vigili, creativi”; “andare fuori, perché  dentro si rischia di guardare il proprio ombelico”; “cercare di fare le cose bene e non semplicemente al meglio delle nostre capacità”; “mantenere la curiosità viva e vivace”;  vivere la consapevolezza che “l’altro, “nella relazione fraterna”, ha bisogno di cure, attenzione, ascolto, conforto”; “conservare la voglia di appassionarsi e di indignarsi”.

In sintesi: “solidarietà e senso del servizio” o, per dirla con il Vangelo di Matteo, “essere sale della Terra e luce del mondo”.

Allora quali ricordi vissuti e quali proposte sognate?

Partendo dal presupposto che è “pressoché  impossibile trasmettere le emozioni provate”, siamo tuttavia concordi nell’affermare che i migliori “momenti di gioia sono stati quelli in cui ognuno di noi ha lavorato insieme ad altri della comunità”, che “tutti i momenti insieme, di qualsiasi tipo” ci “hanno fatto crescere, dandoci “la sensazione che con l’aiuto di tutti ce l’avremmo sempre fatta”, perché  “fra noi il dialogo è sempre più confidenza scherzo gioia confronto rispetto testimonianza di vissuti anche emotivi” e “irrinunciabile volontà di stare insieme”.

Perciò ci sembra importante “esportare ad altri le competenze acquisite di come progettare, organizzare, comunicare, mantenendo viva altresì la curiosità verso il nuovo e il non conosciuto”; “di scoprire in città e dintorni tanti percorsi di natura, di storia, di conoscenza da sperimentare prima e condividere poi con altri”. E questo non solo e non tanto per “cercare di coinvolgere altre persone nella nostra comunità”; ma anche per seguire l’esortazione del nostro vescovo che ci invita a riflettere su quanto sia “urgente la questione educativa degli adulti a Genova”; per soddisfare il nostro “forte desiderio di un incontro diretto” “per essere comunità attraente e feconda, magari più per la capacità di invogliare gente più giovane ad aprirne un’altra”.

La Chiesa ci rivolge un invito pressante a vivere la sinodalità: “sinodo significa camminare insieme” e “il lavoro sinodale apre la mente” e “può creare preziose energie”, perciò “come movimento ecclesiale dobbiamo interagire, con l’azione e con il pensiero, con l’ambiente in cui viviamo”.

Tutte queste frasi virgolettate le abbiamo dette noi, le abbiamo scritte noi……e sono solo un florilegio.

Magari nel momento in cui le abbiamo dette o le abbiamo scritte non ci siamo neppure resi conto di che razza di impegno abbiamo dichiarato di volerci assumere.

E per fortuna che siamo un po’ “vecchietti” e un po’ “acciaccatielli” (e anche pieni di responsabilità!)…

Allora, forza ragazze e ragazzi!

Abbiamo tutta un’estate per pensare a come tradurre, fin dal prossimo anno, in concrete proposte questo poco impegno che ci siamo assunti…e tra 10 anni si vedrà…

Al lavoro e facciamo vedere a noi stessi che non siamo bravi solo in filosofia, ma anche nelle materie tecnico-pratiche.

Giugno 2021

Comunità Genova Città